A prima vista, appalto e concessione possono sembrare simili, ma nascondono differenze sostanziali che ogni impresa dovrebbe conoscere. La distinzione cruciale si gioca su due campi: il rischio operativo e la fonte della remunerazione.
In un appalto, l'impresa esegue un lavoro o fornisce un servizio per la Pubblica Amministrazione, la quale paga un corrispettivo definito. Il rischio, in questo caso, resta quasi interamente sulle spalle dell'ente pubblico. Ben diversa è la situazione nella concessione: il rischio si sposta sull'impresa, che viene ripagata non con un prezzo fisso, ma con il diritto di gestire l'opera o il servizio e trarne un guadagno.
Capire la distinzione chiave tra appalto e concessione

Per un'azienda che lavora con le commesse pubbliche, capire la differenza tra appalto e concessione non è solo una questione di definizioni. È una scelta strategica fondamentale. Questi due strumenti, entrambi disciplinati dal Codice dei Contratti Pubblici, disegnano scenari di business opposti, con ricadute profonde sul modello organizzativo, sulla pianificazione finanziaria e, naturalmente, sui profitti.
Partecipare a un appalto significa eseguire un incarico preciso con un ritorno economico garantito, a patto di rispettare il capitolato. Al contrario, puntare su una concessione significa trasformarsi in un vero e proprio gestore, scommettendo sulla propria capacità di rendere redditizia un'infrastruttura o un servizio pubblico nel lungo periodo.
Il cuore della differenza: il rischio operativo
Il vero spartiacque tra i due modelli è il trasferimento del rischio operativo. Questo non è un dettaglio tecnico, ma il cardine introdotto dalle normative europee e consolidato nel nostro Codice per definire la natura del contratto.
Ma cosa si intende, in pratica, per rischio operativo? Si tratta dell'alea legata alla gestione, che può manifestarsi in due modi:
- Rischio dal lato della domanda: L'incertezza sulla reale richiesta da parte degli utenti. Pensiamo al concessionario di un nuovo parcheggio: si accolla il rischio che resti semi-vuoto, vedendo crollare i ricavi previsti.
- Rischio dal lato dell'offerta: La possibilità che i costi di gestione, manutenzione o aggiornamento tecnologico superino le stime, erodendo i margini.
Nell'appalto, l'operatore economico è al riparo dalle bizze del mercato. La stazione appaltante paga il prezzo concordato, a prescindere da quanto l'opera o il servizio verrà effettivamente usato. Nella concessione, invece, il rischio di non rientrare degli investimenti è una possibilità concreta e grava interamente sulle spalle dell'impresa.
Tabella comparativa: Appalto vs concessione a confronto
Per mettere in chiaro i contorni di queste due realtà, ecco una tabella che ne confronta le caratteristiche distintive, alla luce del nuovo Codice dei Contratti Pubblici.
| Criterio di analisi | Appalto pubblico | Concessione |
|---|---|---|
| Oggetto del contratto | Esecuzione di lavori, fornitura di beni o prestazione di servizi secondo le specifiche della PA. | Diritto di gestire un'opera (es. autostrada) o un servizio (es. trasporto locale) e di sfruttarlo economicamente. |
| Remunerazione | Pagamento di un corrispettivo (prezzo) da parte della stazione appaltante. | Diritto di trarre profitto dalla gestione dell'opera/servizio, eventualmente con un contributo pubblico. |
| Rischio operativo | Rimane in capo alla stazione appaltante. | Viene trasferito in capo al concessionario (l'impresa). |
| Durata del contratto | Generalmente breve o medio termine, legata ai tempi di esecuzione. | Lungo termine, per consentire l'ammortamento degli investimenti. |
Questo schema evidenzia come l'appalto sia un contratto di scambio, mentre la concessione assomiglia più a una partnership di lungo periodo, dove l'impresa assume un ruolo quasi imprenditoriale nella gestione di un bene pubblico.
Quando partecipare a un appalto pubblico
Un'impresa dovrebbe puntare a un appalto pubblico quando cerca una commessa con un perimetro ben definito e, soprattutto, un ritorno economico sicuro. In questo scenario, è la stazione appaltante a dettare le regole del gioco, stabilendo in anticipo ogni singolo dettaglio dell'oggetto contrattuale.
Tutta la documentazione di gara, a partire dal capitolato speciale, contiene le specifiche tecniche, i tempi di esecuzione e le modalità di realizzazione. All'operatore economico non resta che dimostrare di avere le carte in regola per eseguire la prestazione richiesta a regola d'arte, rispettando i paletti imposti.
La certezza del corrispettivo
Il cuore di un appalto è il corrispettivo: un prezzo pagato direttamente dall'ente pubblico all'impresa per la corretta esecuzione del contratto. Questo pagamento è la pura remunerazione per il lavoro svolto e non ha alcun legame con il successo commerciale o il livello di utilizzo dell'opera o del servizio da parte del pubblico.
Questa struttura, di fatto, mette l'appaltatore al riparo dal rischio operativo. Se un comune commissiona la costruzione di un nuovo asilo, pagherà l'impresa costruttrice secondo gli stati di avanzamento lavori, a prescindere da quanti bambini verranno iscritti una volta completata l'opera.
Nell'appalto, il rischio si limita a quello d'impresa: la capacità di gestire i costi di produzione, organizzare il cantiere in modo efficiente e completare il lavoro rispettando i margini previsti. Il rischio legato al mercato, invece, rimane interamente sulle spalle della Pubblica Amministrazione.
Tipologie di appalto e scenari concreti
Gli appalti pubblici coprono uno spettro enorme di attività e si dividono principalmente in tre categorie. Capire bene queste distinzioni è il primo passo per individuare le opportunità davvero in linea con il proprio business.
Esempi pratici di appalto:
- Appalti di lavori: Riguardano la costruzione, manutenzione o ristrutturazione di opere e infrastrutture. L'esempio classico è la gara per riqualificare una piazza o realizzare una nuova pista ciclabile.
- Appalti di servizi: Includono una gamma vastissima di prestazioni, sia intellettuali che operative. Pensiamo alla gestione della mensa scolastica, al servizio di pulizia degli uffici comunali o all'affidamento di servizi di ingegneria e architettura.
- Appalti di forniture: Si focalizzano sull'acquisto di beni e prodotti. Ne sono un esempio la fornitura di nuovi arredi per gli uffici pubblici, l'acquisto di computer per le scuole o la dotazione di veicoli per la polizia locale.
È chiaro che un'impresa specializzata in software gestionali si concentrerà sugli appalti di forniture e servizi, mentre un'azienda edile punterà quasi esclusivamente agli appalti di lavori. Ogni gara, inoltre, ha il suo Codice Identificativo di Gara (CIG), un elemento chiave per la tracciabilità e la partecipazione. Se vuoi capirne meglio la funzione, puoi leggere la nostra guida su cos'è e a cosa serve il CIG.
Per chi vuole approfondire il funzionamento e le opportunità del sistema, è disponibile un'ottima guida pratica su appalti pubblici ed e-procurement che analizza aspetti normativi e procedurali. Qui entrano in gioco strumenti di monitoraggio come Horienta, che diventano decisivi per filtrare migliaia di bandi e non perdere le occasioni giuste. Poter setacciare le gare per settore, importo e area geografica permette di concentrare le risorse solo dove ci sono reali probabilità di successo, ottimizzando l'intero processo.
Come valutare un'opportunità di concessione

A differenza di un appalto, una concessione non è una semplice commessa, ma un’opportunità strategica di lungo periodo. L'impresa passa da mero esecutore a vero e proprio gestore. Di conseguenza, decidere di partecipare richiede un'analisi molto più profonda, che ruota attorno a un concetto chiave: il trasferimento del rischio operativo.
Questo principio, fulcro della normativa, significa che l’impresa si assume l’incertezza economica legata alla gestione dell'opera o del servizio. La remunerazione non è un importo fisso pagato dalla Pubblica Amministrazione, ma deriva dal diritto di sfruttare economicamente l'investimento.
Comprendere il rischio operativo
Per un'impresa, valutare una concessione significa prima di tutto misurare la propria capacità di governare il rischio. Questo si articola su due fronti distinti, entrambi cruciali per la sostenibilità del progetto.
1. Rischio dal lato della domanda
È il rischio più immediato: riguarda l'incertezza sui ricavi che si riusciranno a generare. L’azienda deve stimare quanti utenti utilizzeranno il servizio e quanto saranno disposti a pagare.
- Esempio pratico: una società che si aggiudica la concessione per la gestione di un nuovo impianto sportivo comunale rischia che il numero di abbonamenti e ingressi giornalieri non sia sufficiente a coprire i costi e garantire un profitto. Le stime iniziali, per quanto accurate, potrebbero rivelarsi troppo ottimistiche, mettendo in crisi l'intero piano.
2. Rischio dal lato dell'offerta
Questo rischio è di natura più tecnica e gestionale. Si tratta di far fronte a tutti i costi necessari per erogare il servizio o manutenere l'opera a standard adeguati per l'intera durata del contratto.
- Esempio pratico: un'azienda che gestisce in concessione un'autostrada deve sostenere i costi di manutenzione, l'adeguamento tecnologico dei caselli e le spese per il personale. Un aumento imprevisto del prezzo dei materiali o la necessità di interventi strutturali non programmati possono erodere, o addirittura azzerare, i margini di guadagno.
Il concessionario, quindi, non è un semplice fornitore. È un imprenditore che scommette sulla propria capacità di leggere il mercato, attrarre domanda e ottimizzare i costi. Il successo o il fallimento dell'operazione dipende interamente dalla validità del suo piano industriale e finanziario.
La crescente importanza del partenariato pubblico-privato
Le concessioni sono lo strumento d'elezione per il partenariato pubblico-privato (PPP), un modello di collaborazione tra PA e imprese per realizzare e gestire opere di interesse collettivo. Un approccio che richiede analisi finanziarie solide, come il Piano Economico-Finanziario (PEF), ma che può aprire le porte a opportunità di business stabili e durature.
I dati di mercato confermano questa tendenza. Sebbene il valore complessivo dei lavori pubblici sia cresciuto del 36,2%, la dinamica interna è cambiata radicalmente. Mentre gli appalti di lavori tradizionali hanno registrato una contrazione del 21%, le concessioni e i contratti di PPP sono letteralmente esplosi, con una crescita del 556% che li ha portati da 2,1 a 13,9 miliardi di euro. Un trend simile si è osservato per le concessioni di servizi, aumentate del 280%, come evidenzia questa analisi sul mercato delle gare pubbliche.
Questa evoluzione dimostra come la differenza tra appalto e concessione stia diventando un fattore strategico anche per le stazioni appaltanti, sempre più alla ricerca di partner imprenditoriali in grado di condividere il rischio e assicurare una gestione efficiente nel lungo periodo.
Confronto tra procedure, requisiti e durata dei contratti
Per un'impresa, capire la differenza tra appalto e concessione sul piano procedurale, dei requisiti e della durata non è un semplice esercizio teorico. È una scelta strategica. Queste differenze, infatti, non sono solo formali: toccano da vicino la preparazione necessaria, l'investimento richiesto e la visione a lungo termine.
Avere le idee chiare su questi aspetti permette di decidere con cognizione di causa dove puntare le proprie risorse. In poche parole, si evita di sprecare tempo e denaro in gare che non sono in linea con la propria struttura e capacità finanziaria. Andiamo a vedere nel dettaglio i quattro elementi che fanno davvero la differenza.
Criteri di aggiudicazione: l'offerta economicamente più vantaggiosa
In teoria, il principio è lo stesso: sia negli appalti che nelle concessioni si sceglie l'operatore tramite l'Offerta Economicamente Più Vantaggiosa (OEPV). L'obiettivo non è trovare il prezzo più basso in assoluto, ma il miglior rapporto qualità/prezzo.
Nella pratica, però, le cose cambiano, e di molto. Negli appalti, la parte tecnica è sì importante, ma il prezzo ha quasi sempre un peso decisivo. Dopotutto, il progetto è già definito nei minimi dettagli dalla Pubblica Amministrazione; la competizione si gioca sulla capacità esecutiva e sull'efficienza dei costi.
Nelle concessioni, la prospettiva si ribalta. Qui, il peso della componente tecnica e qualitativa del progetto proposto dall'operatore economico è preponderante. Non si valuta solo come fare qualcosa, ma cosa fare e come renderlo un business sostenibile nel tempo. La qualità del piano di gestione, le innovazioni proposte e la solidità del modello di business diventano i veri fattori che determinano la vittoria.
Documentazione di gara e complessità amministrativa
Un altro indicatore chiave della differenza tra le due procedure è la mole di documenti da preparare. Per un appalto, la documentazione è abbastanza standardizzata, concentrata soprattutto sul dimostrare di avere i requisiti tecnici e professionali per svolgere il lavoro.
Le concessioni, invece, richiedono uno sforzo documentale decisamente più impegnativo. L'impresa deve produrre elaborati complessi che dimostrino la sostenibilità economica e la "bancabilità" dell'intero progetto.
Tra i documenti più importanti ci sono:
- Piano Economico-Finanziario (PEF) asseverato: Questo è il cuore della proposta. È un documento che proietta costi e ricavi per tutta la durata della concessione, dimostrando che l'operazione sta in piedi da sola. L'asseverazione da parte di un soggetto abilitato ne garantisce la credibilità.
- Matrice dei rischi: Un'analisi dettagliata di ogni possibile rischio (operativo, finanziario, normativo) e delle contromisure per gestirlo. Serve a dimostrare che il rischio operativo viene effettivamente trasferito sulle spalle del concessionario.
Per chi volesse approfondire, è utile consultare le specifiche formalità per il rilascio delle concessioni previste dalla normativa.
Requisiti di partecipazione e capacità finanziaria
Di conseguenza, anche i requisiti per poter partecipare riflettono questa disparità. Negli appalti, la stazione appaltante vuole essere sicura della capacità tecnica e professionale dell'operatore. In pratica: sei in grado di fare questo lavoro o fornire questo servizio?
Nelle concessioni, la capacità economica e finanziaria assume un'importanza pari, se non superiore, a quella tecnica. Dal momento che l'impresa si fa carico del rischio e spesso deve anticipare investimenti colossali, deve dimostrare di avere le spalle abbastanza larghe per sostenere l'intero progetto. Vengono valutati fatturati specifici, indici di bilancio e servono referenze bancarie solide che ne attestino l'affidabilità.
Durata del contratto e ammortamento degli investimenti
Infine, la durata è una diretta conseguenza della struttura economica che sta alla base del contratto.
- Appalti: Hanno durate definite e tendenzialmente brevi o di medio periodo. Sono strettamente legati al tempo necessario per finire un lavoro o erogare un servizio.
- Concessioni: Sono caratterizzate da durate molto più lunghe, spesso decennali o pluridecennali. Questo orizzonte temporale così esteso è fondamentale: serve a dare al concessionario il tempo di ammortizzare gli investimenti iniziali e, ovviamente, di generare un profitto dalla gestione.
Scegliere se partecipare a un appalto o a una concessione dipende quindi dalla strategia e dalla struttura della propria azienda. Capire le dinamiche di strumenti come la procedura negoziata senza bando può arricchire ulteriormente il quadro delle opportunità a disposizione.
Scegliere la gara giusta per il tuo modello di business
Decidere se puntare a un appalto o a una concessione è una scelta strategica che deve partire da un’analisi onesta della tua azienda. Non c’è un’opzione migliore in assoluto, ma solo quella più adatta al tuo modello di business, alla solidità finanziaria che possiedi e alla tua propensione al rischio.
Capire fino in fondo questa differenza tra appalto e concessione ti permette di indirizzare le risorse verso le opportunità più profittevoli, evitando di sprecare tempo e denaro in procedure non allineate con le tue reali capacità. Per questo, ogni impresa dovrebbe iniziare da un’autovalutazione pragmatica e senza filtri.
Checklist di autovalutazione strategica
Prima ancora di analizzare un bando, poniti queste domande fondamentali. Le risposte tracceranno il percorso più sensato per la tua attività.
- La mia azienda ha la solidità finanziaria per sostenere il rischio operativo? Una concessione richiede spalle larghe per assorbire eventuali perdite, specialmente all'inizio, e per tutta la durata del contratto. Se il tuo flusso di cassa dipende da pagamenti certi e regolari, un appalto è senza dubbio la scelta più sicura.
- Abbiamo le competenze per elaborare un piano finanziario complesso? Le concessioni si vincono con Piani Economico-Finanziari (PEF) solidi e, spesso, asseverati. Se non hai figure interne esperte in finanza di progetto, dovrai mettere in conto i costi, a volte importanti, di una consulenza esterna.
- Il nostro modello di business punta a ricavi garantiti o a profitti potenzialmente crescenti? Un appalto offre un margine definito e un incasso sicuro. Una concessione, al contrario, apre le porte a profitti potenzialmente molto più alti nel lungo periodo, ma senza alcuna garanzia sul risultato.
Questo diagramma di flusso riassume la logica di scelta tra appalto e concessione, basandosi proprio sulle due variabili che contano di più: rischio e durata.

Come puoi vedere, una bassa tolleranza al rischio e una prospettiva di breve periodo ti indirizzano naturalmente verso l'appalto. Se invece sei pronto ad assumerti un rischio più alto per un guadagno potenzialmente maggiore nel lungo termine, la concessione è il tuo terreno di gioco.
La scelta non dipende solo da cosa sai fare, ma da che tipo di imprenditore vuoi essere. Un esecutore eccellente prospera negli appalti; un gestore visionario trova il suo habitat naturale nelle concessioni.
Scenari concreti per diversi modelli di business
Vediamo come questa logica si traduce in casi reali. Un'impresa specializzata nella manutenzione di impianti termici si concentrerà quasi esclusivamente sugli appalti di servizi. Il suo obiettivo è semplice e chiaro: acquisire contratti pluriennali con un canone fisso, assicurandosi un flusso di cassa prevedibile. Il rischio operativo, legato ad esempio allo scarso utilizzo dell'edificio, resta un problema dell'ente pubblico.
Al contrario, un grande general contractor con competenze solide in edilizia, gestione impiantistica e finanza di progetto può puntare a una concessione per la costruzione e gestione di un ospedale o di un parcheggio multipiano. In questo scenario, l'impresa investe capitali propri (o di finanziatori) e, di fatto, scommette sulla sua capacità di gestire l'infrastruttura in modo efficiente e redditizio per decenni.
Il mercato attuale, tra l'altro, offre ampie opportunità in entrambi i settori. Nel primo quadrimestre dell’anno, in Italia sono state bandite 92.669 procedure per un valore di 97,5 miliardi di euro, con una crescita straordinaria nel settore dei servizi (+135,1% in valore).
Analizzare lo storico per orientare la strategia
Una mossa da veri strateghi è analizzare chi vince le gare nel tuo settore. Capire quali imprese si aggiudicano appalti e concessioni, e a quali condizioni, ti fornisce un benchmark prezioso per misurare la tua competitività.
È qui che strumenti come il modulo Contratti di Horienta diventano decisivi. Ti permettono di accedere allo storico di milioni di aggiudicazioni, filtrando i dati per settore merceologico, importo e tipo di procedura. Analizzare queste informazioni ti aiuta a capire se i vincitori sono aziende simili alla tua per dimensioni e struttura, o se il mercato è dominato da colossi fuori dalla tua portata.
Così facendo, puoi affinare la tua strategia e massimizzare le probabilità di successo, concentrandoti sulle gare che hai davvero la possibilità di vincere. In questo percorso, ti sarà utile anche familiarizzare con i codici CPV utilizzati nel MEPA per rendere la tua ricerca ancora più precisa.
Come usare Horienta per monitorare appalti e concessioni
Capire la differenza tra appalto e concessione è fondamentale, ma è solo il punto di partenza. Per trasformare questa conoscenza in vere opportunità di business, ti serve uno strumento che ti permetta di scandagliare il mercato con precisione chirurgica. È proprio per questo che è nato Horienta: per aiutare le imprese a intercettare solo le gare e le concessioni che contano davvero, senza perdersi nel rumore di fondo.
Un monitoraggio efficace non può basarsi su una singola parola chiave. Per non lasciarti sfuggire occasioni preziose, devi impostare un sistema di alert personalizzati che vada a pescare proprio i termini strategici per te.
Impostare alert strategici e filtri avanzati
Il primo passo è smettere di cercare solo la parola "appalti". Con Horienta, puoi configurare notifiche molto più mirate, usando parole chiave che identificano le opportunità di maggior valore per il tuo modello di business.
Ecco qualche esempio:
- Concessione: Indispensabile per intercettare tutte le gare in cui il rischio operativo viene trasferito all'operatore.
- Project financing: Essenziale se ti occupi di operazioni di finanza di progetto, tipiche delle grandi opere e infrastrutture.
- Partenariato pubblico-privato (PPP): Utile per tenere d'occhio tutte le forme di collaborazione a lungo termine con la Pubblica Amministrazione.
La vera forza di Horienta, però, sta nei suoi filtri avanzati. Puoi restringere il campo per area geografica (dalla singola provincia fino ai bandi europei), per tipologia di procedura e, cosa importantissima, per importo. In questo modo, riceverai solo le notifiche che contano, ottimizzando il tempo del tuo ufficio gare.
L'interfaccia di ricerca avanzata di Horienta ti permette di combinare filtri geografici e parole chiave con grande precisione.

Come vedi, l'idea è quella di definire con esattezza il perimetro della tua ricerca, così ogni notifica che ricevi è un'opportunità concreta da valutare, non un'altra email da archiviare.
Analizzare lo storico per preparare offerte vincenti
Il vero salto di qualità, soprattutto quando si valuta una concessione complessa, arriva con il modulo Contratti di Horienta. Una volta che hai trovato una gara interessante, puoi accedere a uno storico di milioni di contratti già aggiudicati per scovare esempi simili.
Questo non è un esercizio di stile, è vera e propria intelligence competitiva. Analizzare chi ha vinto concessioni simili in passato, a quali condizioni economiche e con quale durata, ti dà dati concreti per costruire un'offerta che sia allo stesso tempo realistica e competitiva. È il modo migliore per evitare di fare il passo più lungo della gamba.
Queste informazioni diventano cruciali in un mercato così vasto. Giusto per darti un'idea, negli ultimi mesi (maggio-agosto), il settore ha visto 94.643 CIG perfezionati per un valore di 113,7 miliardi di euro. Le opportunità sono ovunque, con una distribuzione tra servizi (40,8%), forniture (36,3%) e lavori (22,9%), ma solo un monitoraggio mirato ti permette di coglierle davvero. Puoi approfondire questi numeri consultando i dati ANAC sul mercato degli appalti pubblici.
In questo scenario, Horienta diventa lo strumento operativo indispensabile per muoversi con sicurezza nel mercato delle commesse pubbliche, trasformando la conoscenza teorica della differenza tra appalto e concessione in un vantaggio strategico concreto.
Domande e risposte pratiche su appalti e concessioni
La differenza tra appalto e concessione, a volte sottile sulla carta, genera spesso dubbi concreti per le imprese. Ecco perché abbiamo raccolto le domande più comuni che emergono durante la preparazione di una gara, con risposte chiare basate sulla normativa e su casi pratici.
Una concessione può includere un prezzo pagato dall'ente pubblico?
Sì, è una possibilità concreta. Anche se il cuore della concessione è la remunerazione che l'operatore ottiene gestendo l'opera o il servizio, il Codice dei Contratti Pubblici prevede che l'amministrazione possa versare un contributo economico, talvolta definito proprio "prezzo".
Questo accade tipicamente quando i ricavi da soli non basterebbero a coprire i costi e garantire un profitto, mettendo a rischio l'equilibrio dell'intera operazione. Attenzione, però: il contributo non deve mai annullare il rischio operativo. Se il finanziamento pubblico coprisse ogni potenziale perdita, il contratto perderebbe la sua natura di concessione e diventerebbe a tutti gli effetti un appalto.
A cosa serve esattamente il Piano Economico-Finanziario?
Il Piano Economico-Finanziario (PEF) è il documento più importante in una proposta di concessione. Immaginalo come il business plan del progetto: un'analisi dettagliata che mette nero su bianco tutti i costi (dall'investimento iniziale alla gestione quotidiana) e tutti i possibili ricavi (tariffe pagate dagli utenti, canoni, eventuali contributi pubblici) lungo l'intera durata del contratto.
La funzione del PEF è una sola: dimostrare che il progetto sta in piedi da un punto di vista economico e finanziario. Deve convincere l'ente che l'operazione non solo genererà un profitto adeguato per chi investe, ma garantirà anche un servizio di qualità e continuo per i cittadini. È per questo che, molto spesso, il piano deve essere validato ("asseverato") da una banca o da una società di revisione.
Cosa si intende per "rischio operativo"?
Il rischio operativo è il vero spartiacque tra appalto e concessione. In parole semplici, è l'incertezza legata alla gestione economica dell'opera o del servizio. Questo rischio passa sulle spalle del concessionario quando non c'è alcuna garanzia che riuscirà a recuperare gli investimenti e i costi sostenuti.
Può manifestarsi in due modi:
- Rischio dal lato della domanda: meno persone del previsto usano il servizio a pagamento (ad esempio, un parcheggio con meno auto del previsto).
- Rischio dal lato dell'offerta: i costi per gestire il servizio lievitano inaspettatamente (ad esempio, aumentano le spese di manutenzione straordinaria).
È proprio l'esposizione alle normali fluttuazioni del mercato a segnare la differenza tra appalto e concessione.
Una PMI può davvero aggiudicarsi una concessione?
Certo, ma serve la strategia giusta. Le concessioni, soprattutto quelle di lavori complessi, richiedono una solidità finanziaria e competenze tecniche che spesso favoriscono le grandi aziende. Questo, però, non chiude affatto le porte alle piccole e medie imprese.
La strada maestra è quella del Raggruppamento Temporaneo di Imprese (RTI). Unirsi ad altre aziende, magari più grandi o con competenze complementari, permette di soddisfare i requisiti di gara e presentare un'offerta molto più solida. In questo modo, una PMI può contribuire con la propria specializzazione, condividendo sia i rischi che i profitti del progetto.
Avere chiari questi concetti è il primo passo per cogliere le giuste opportunità. Per passare dalla teoria alla pratica, Horienta ti offre gli strumenti per trovare e analizzare le gare più adatte a te, che si tratti di appalti o concessioni, e preparare offerte più competitive.